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12 Febbraio 2026Figlio studente fuori sede: si perde il diritto alla casa familiare?
Quando una coppia con figli si separa, l’assegnazione della casa familiare segue un principio cardine: la tutela dell’habitat domestico. Ma cosa succede se il figlio, ormai maggiorenne ma non ancora economicamente autosufficiente, si trasferisce in un’altra città per l’università? Il genitore affidatario rischia di perdere il diritto ad abitare l’immobile?
La giurisprudenza recente ha chiarito che il trasferimento per motivi di studio non comporta automaticamente la revoca dell’assegnazione, ma è necessario distinguere tra convivenza effettiva e mera ospitalità.
L’interesse del figlio al centro
L’articolo 337-sexies del Codice Civile parla chiaro: l’assegnazione della casa familiare è finalizzata a garantire ai figli (minori o maggiorenni non indipendenti) la continuità delle proprie abitudini e delle relazioni sociali. L’obiettivo è minimizzare il trauma della separazione, evitando che i figli debbano abbandonare l’ambiente in cui sono cresciuti.
Tuttavia, il diritto all’assegnazione è strettamente legato al requisito della convivenza. Ed è proprio qui che si gioca la partita per lo studente fuori sede.
Quando lo studente è ancora “convivente”?
Secondo la Corte di Cassazione e diverse Corti d’Appello (es. Palermo n. 2138/2022, Firenze n. 190/2022), la convivenza non richiede una presenza quotidiana 365 giorni l’anno. Un allontanamento per studio, anche prolungato, non interrompe il legame se sussiste un “collegamento stabile” con l’abitazione.
Il giudice, per decidere, valuta tre criteri fondamentali:
- Stabilità vs Saltuarietà: La casa deve restare il centro degli affetti e degli interessi. Se il figlio torna “appena possibile” e regolarmente, il legame è salvo. Se invece il rientro avviene solo raramente o per brevi saluti, si configura una “mera ospitalità” che non giustifica l’assegnazione.
- Frequenza dei rientri: I giudici analizzano la regolarità delle visite. Rientrare ogni fine settimana e durante tutte le sessioni di vacanza accademica è generalmente considerato prova di una convivenza ancora in essere.
- Prevalenza temporale: In alcuni casi, i tribunali verificano quanto tempo il figlio trascorra effettivamente nell’abitazione nell’arco di un semestre o di un anno.
In conclusione: cosa rischia il genitore?
Se il figlio studente mantiene le proprie radici, i propri oggetti e le proprie abitudini nella casa di famiglia, facendovi ritorno con costanza, il diritto del genitore a restare nell’immobile è tutelato.
Al contrario, se il giovane ha ormai trasferito il proprio centro di vita relazionale e sociale altrove, limitandosi a visite sporadiche, il proprietario dell’immobile (spesso l’altro genitore) potrebbe agire per chiedere la revoca dell’assegnazione, poiché il presupposto dell’habitat domestico è ormai venuto meno.
Il consiglio pratico: Per mantenere l’assegnazione, è fondamentale poter dimostrare la “normale ciclicità” dei rientri e che la casa familiare resti, a tutti gli effetti, il punto di riferimento organizzativo e affettivo del figlio.



